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Conti postali e tesoreria unica

Tesoreria Unica

Bancoposta e Tesoreria Unica. Se l’ente “nasconde” le giacenze di cassa.

La Prassi. Conti postali

Vige ancora presso alcuni Enti la prassi amministrativa della tenuta di conti correnti postali la cui gestione non è delegata alla Tesoreria Unica.

L’Ente su tali conti introita somme, di cui poi dispone con l’emissione di reversali, eseguite dal Tesoriere mediante la firma di traenza delegata dall’Ente.

Si tratta di una prassi che andrà gradualmente estinguendosi per effetto della diffusione dei sistemi di pagamento per la pubblica amministrazione.

Profili illegittimità. Tesoreria Unica

Diversi sono i profili di illegittimità di tale prassi su cui più volte si è già espressa la Corte dei Conti.

Il principale attiene al danno erariale.

Il danno sarebbe rappresentato dalla mancata maturazione degli interessi che produrrebbero i fondi non vincolati giacenti presso il circuito di Tesoreria Unica della Banca d’Italia.

Obbligo di prelievo periodico dai conti postali

Infatti, le somme giacenti sui conti correnti postali sono improduttive di interessi e, qualora fossero lasciate giacere per lungo tempo, l’Ente ne conseguirebbe un danno.

Il primo profilo di illegittimità, dunque, riguarda l’obbligo di prelievo periodico, che la legge stabilisce in prelievo quindicinale.

Obbligo di rendicontazione del Tesoreria Unica

Un ulteriore profilo di illegittimità attiene alla rendicontazione di tali somme.

La Banca Poste non rendiconta tali somme, se non espressamente investita del servizio di tesoreria.

D’altronde non rendiconta tali somme nemmeno il Tesoriere che, con la sola firma di traenza, non conosce le operazioni di incasso confluite sui conti postali.

La rendicontazione deve quindi essere delegata ad un agente contabile, responsabile degli incassi e dei pagamenti.

Saldi di cassa

Qualora l’ente non provvedesse a nominare una agente contabile, si produrrebbe, tra gli altri, l’effetto di minare la rendicontazione dei saldi di cassa dei conti postali e della tesoreria unica.

A fine periodo, infatti, senza un agente contabile che rendiconti gli incassi, che non sono rendicontati nemmeno dal Tesoriere, rimangono non contabilizzate le somme non prelevate dal c/c entro il 31 dicembre.

Ne conseguirebbe, in tali casi, che verrebbero a mancare la completezza e l’attendibilità dei prospetti di bilancio consuntivo dell’ente.

Saldo di cassa di fine periodo

Quando il Tesoriere comunica la disponibilità di cassa sulla base delle proprie scritture, tali somme ne rimangono escluse.

Ma d’altronde lo sono anche dalla disponibilità di cassa dell’Ente, che, ricordiamo, è privo di un agente contabile che ne possa dichiarare l’incasso e la consistenza.

Di fatto, si verifica che la disponibilità di cassa consuntivata dall’Ente, e verificata col tesoriere, non contempla le somme disponibili, alla fine dell’esercizio, sui conti postali.

In pratica, una parte delle giacenze di cassa dell’ente resterebbero “nascoste”.

Errore di bilancio

I saldi di bilancio, dunque, risultano inficiati da un errore che può essere più o meno significativo, in funzione della periodicità dei prelievi dai conti correnti postali.

Quanto più diradati sono i trasferimenti dai conti correnti alla Tesoreria Unica, tanto maggiori saranno le somme giacenti e tanto più grave è l’errore di bilancio.

Profilo etico

Non si può nemmeno sottovalutare il profilo etico di una tale prassi, che rende più difficile ai creditori dell’ente aggredire le sue disponibilità di cassa nei casi di morosità.

Il Revisore Legale che incorre in tale prassi non può che suggerirne la correzione.

Qualora l’ente dovesse perpretarla, non resta che rilevare l’errore di bilancio e refertare l’irregolarità al Consiglio Comunale, segnalando tempestivamente alla Corte dei Conti eventuali danni erariali.

 

 

 

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