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COSENZA – AGENZIA RISCOSSIONE – PIGNORAMENTO ILLEGITTIMO – DOPPIA CONDANNA ALLE SPESE DI GIUDIZIO

Qualcosa non funziona alla direzione calabrese dell’Agenzia Entrate Riscossione. Il dubbio lo nutrivamo da tempo, ma la prova si è manifestata in questi ultimi giorni. Il Tribunale di Cosenza ha assestato due colpi durissimi, decidendo su altrettante procedure di pignoramento presso terzi, intentate proprio dall’Agenzia della riscossione calabrese.
Si tratta di due procedure che sono apparse immediatamente illegittime, già al momento della notifica, perché aggredivano esecutivamente due contribuenti sottoposti a procedure concordatarie a cui l’Agenzia aveva addirittura partecipato attivamente per il riconoscimento dei propri crediti (!!).
Così, i due contribuenti interessati, preoccupati di evitare un inutile dispendio di energie e risorse, avevano subito scritto agli uffici competenti dell’Agenzia perché correggessero per tempo l’errore commesso.
Evidentemente, però, non si trattava di un errore incolpevole, ma piuttosto della manifesta volontà di tentare l’impossibile, contando magari sull’incapacità del contribuente o sulla sorte benevola in sede di giudizio.
Ai contribuenti, quindi, non è restato altro che opporsi al provvedimento di pignoramento presso terzi, ricorrendo ai giudici delle esecuzioni cosentini.
Ebbene, nello stesso giorno due giudici diversi hanno trattato i due distinti casi e sono giunti alla medesima conclusione: sospensione dell’efficacia esecutiva del pignoramento presso terzi ex art. 72 bis D.P.R. n. 602/1973 opposto e condanna alle spese della fase cautelare.
In particolare, uno dei due giudici ha rilevato, nelle motivazioni del suo provvedimento, che Agenzia Entrate Riscossione avrebbe dovuto usare maggiore diligenza sia nell’emissione della cartella che, soprattutto, nella proposizione del pignoramento, non potendo giustificarsi sic et simpliciter l’azione esecutiva con l’obbligo di escutere il ruolo.
A questo punto si pongono una serie di questioni sulla condotta dell’Agenzia Entrate Riscossione. La prima questione riguarda il costo per la collettività di tale furore pignoratizio. Chi paga le spese legali a cui l’Agenzia Entrate Riscossione è stata condannata? Chiaramente lo Stato e, suo tramite, i comuni cittadini.
E rimane ancora almeno un’altra questione. Come può l’Organismo Interno di Vigilanza dell’Agenzia Entrate omettere di considerare tali gravi ed arbitrarie condotte dei dirigenti calabresi, quando sarà chiamato a giudicare delle loro valutazioni? Quesito che dovrebbero porsi anche i revisori legali dell’Agenzia.
Forse i furenti dirigenti calabresi dell’Agenzia dovrebbero pensarci meglio, la prossima volta che procedono a pignorare presso terzi somme spettanti a contribuenti debitori dell’Erario.

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